LA CULTURA DELLA SOLIDARIETA’ A FONDAMENTO DELLA SICUREZZA URBANA
Salvatore Bucolo

PRESENTAZIONE

Sono lieto di presentare il nuovo volume di Salvatore Bucolo, La cultura della solidarietà a fondamento della sicurezza urbana. Già da questo titolo si evince come il binomio solidarietà – sicurezza urbana si fonda su una metodologia integrata, e cioè su un rapporto di collaborazione, matura e responsabile, da parte di tutti i membri della comunità sociale. Il volume, suddiviso in quattro capitoli, si propone di esplorare il fenomeno della sicurezza urbana da un punto di vista orizzontale, partendo dall’analisi sociologica, fino ad approdare all’oggetto preciso della questione, privilegiandone le dimensioni sociale, culturale, politica e amministrativa. Come è noto, nelle nostre città, piccole o grandi che siano, assistiamo – purtroppo, e inevitabilmente – a numerosi fenomeni che minacciano la sicurezza. Di fronte a questo fatto, che interpella tutti, e in particolar modo coloro che detengono responsabilità pubbliche o di leadership, è d’obbligo domandarsi: quale potrebbe essere il migliore strumento da utilizzare per eliminare o, quanto meno, per limitare tale urgenza? Spesso i mass media, anche avallati da alcuni movimenti estremisti, propongono il motto “tolleranza zero”, o – cosa ancor più preoccupante – l’impegno e la promessa di ghettizzare chi ha assunto comportamenti devianti, esito spesso della povertà e della miseria materiale, personale e spirituale. Utilizzare tali slogan risulta davvero il modo migliore e più umano per limitare il fenomeno dell’insicurezza? A mio avviso, ci troviamo di fronte a un inutile e abusato deterrente, che anche la dottrina penalistica più accreditata ha da tempo accantonato. A tale proposito l’autore, fin dalle prime pagine, cerca di tracciare delle linee (da lui definite piste) per un corretto orientamento scientifico del tema. Le riprende poi in modo puntuale nell’ultimo capitolo, che non a caso si intitola “Linee guida di un progetto di urbanizzazione solidale”. Qui l’autore si intrattiene sui nuovi poteri attribuiti dalla legge agli amministratori locali in tema appunto di sicurezza urbana. Il filo rosso dell’analisi è il contributo che la pedagogia può dare, al fine di garantire una convivenza serena e costruttiva da parte di tutti i membri della comunità. È proprio qui che entra in gioco la solidarietà, che potrà davvero essere guida per tutti solo se fondata su un reale consenso da parte dei consociati. Infatti è solo attraverso la cosiddetta prevenzione mediante consenso che si eviteranno allontanamenti da parte dei medesimi consociati. La forza della norma, come è noto, non consiste tanto nella severità della sanzione, bensì nell’autorevolezza che la stessa norma è in grado di generare all’interno della comunità e, di conseguenza, nel rispetto di essa. Interessanti, a tale proposito, risultano le riflessioni che l’autore propone quando offre al lettore un’attenta risposta pedagogica alle sfide del territorio. Di fatto, questa risposta sarà valida e autentica solo se eviterà prassi legate al razzismo, all’odio, alla violenza, tutti atteggiamenti che, come ci insegna la storia, hanno prodotto solo effetti negativi e che sono stati alla base di risposte sanzionatorie fallimentari e lontane dai dettati costituzionali ed etici di qualsiasi comunità sociale che crede nel recupero della persona.

Enrico dal Covolo
Vescovo titolare di Eraclea
Magnifico Rettore
della Pontificia Università Lateranense

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